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liberidiessere
libertà vuol dire certezza nel futuro
31 gennaio 2007
Le liberalizzazioni che vogliamo!!
Non vogliamo una campagna per slogan. Vogliamo costruire, invece, un afflusso di idee in grado di consentire un vero accesso al futuro per le nuove generazioni. Forse non è il valore legale del titolo di laurea la fonte di tutti i problemi. Segna comunque un requisito di merito, ineludibile in alcuni settori. Pensate, se non ci fosse, a bandi di concorsi pubblici che possano anteporre l’anzianità o altri requisiti alla laurea. Il problema sta tutto nei concorsi, gestiti dagli albi, che non hanno alcun interesse a che arrivino nuovo avvocati/giornalisti/architetti/geologi/commercialisti/ragionieri/geometri in grado di competere con loro.
Può essere una prima soluzione togliere agli albi la gestione dei concorsi. Ma un’altra soluzione potrebbe essere la loro totale eliminazione. Qualora restassero in vita, il periodo di tirocinio che precede l’esame, dovrà essere ridotto ad un anno e ricevere un minimo di retribuzione. Ci piacerebbe che a coronare il tutto arrivi non l’ennesima riforma, ma una serie di provvedimenti in grado di legare l’università al mondo del lavoro, con previsioni di stage e un’offerta formativa concreta. E inoltre bisognerà trovare una soluzione anche per il numero chiuso per l’accesso alle facoltà universitarie.

Vogliamo far scegliere a voi, commentando questo post, e votando il sondaggio quali debbano essere i punti della nostra campagna.

Abolizione del valore legale del titolo di laurea
1)Favorevole
2)Contrario


Concorsi per l’accesso alle professioni:
3)Abolirli
4)Affidarli ad organi terzi (non albi professionali) che garantiscano trasparenza e merito


Numeri chiusi per le facoltà universitarie
5)Abolirli
6)Passare dal numero chiuso ad una selezione di merito e non più numerica


Albi professionali
7)Abolirli
8)Ridimensionarli, affidando loro solo competenze “sindacali” e consultive



permalink | inviato da il 31/1/2007 alle 16:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (17) | Versione per la stampa
29 gennaio 2007
Le liberalizzazioni piacciono.
Il "pacchetto" sulle liberalizzazioni ha il consenso della stragrande maggioranza degli italiani. E' quanto risulta dal sondaggio telefonico condotto da Ipr Marketing per conto di Repubblica.it su un campione di mille persone. Su ventuno provvedimenti di riforma, infatti, soltanto uno, quello che prevede l'eliminazione per l'iscrizione a ruolo alla Camera di Commercio per gli agenti immobiliari, è stato "bocciato" dagli intervistati. Tutti gli altri hanno ottenuto un consenso che supera ampiamente, in dodici casi, l'80 per cento, in sei casi il 90 e in un caso, l'obbligo della data di scadenza in evidenza per i cibi, è praticamente plebiscitario (99 per cento).  E infatti, alla richiesta di una valutazione generale sulle liberalizzazioni, gli intervistati sembrano trovarsi in buona sintonia con il presidente del Consiglio Romano Prodi, che qualche giorno fa ha dichiarato che la nuova normativa "non è un disegno contro qualcuno, è un disegno per gli italiani, per modernizzare il Paese e che va a vantaggio di tutti". Infatti l'86 per cento dichiara di trovare i provvedimenti del pacchetto Bersani "molto/abbastanza importanti", percentuale che sale al 97 per cento per quanto riguarda coloro che dichiarano di votare per un partito di centrosinistra, e scende al 74 per cento per coloro che si dichiarano elettori di centrodestra, risalendo all'89 per tutti gli altri (coloro che non intendono dichiarare per chi votano, o dichiarano di astenersi, o sono comunque reticenti).

In cima alle preoccupazioni degli italiani, stando al sondaggio, la sicurezza alimentare: e infatti l'obbligo di mettere bene in evidenza la data di scadenza dei cibi ottiene un gradimento generale e trasversale (99 per cento per gli elettori di centrosinistra, 98 centrodestra e 100 per tutti gli altri). Quasi altrettanto gradita (93 per cento) la norma che prevede l'abolizione di penali nel caso di estinzione anticipata dei mutui, e ne consente la portabilità (cioè la possibilità trasferire il mutuo da una banca all'altra senza l'obbligo di sostenere costi aggiuntivi rispetto a quelli puramente tecnici). E' condivisa dal 92 per cento degli intervistati la norma che prevede l'eliminazione del contributo di ricarica, dal 91 per cento sono approvate le novità in materia di cancellazione delle ipoteche (che non richiederanno più l'autentica notarile) e sul pagamento con carta o bancomat in tutti gli uffici pubblici. E ottiene il 90 per cento dei consensi la norma che prevede un bonus automatico nel caso di mancato recapito di lettere e pacchi. La "sete di liberalizzazioni" si estende a tutte le altre norme, che riscuotono un consenso un po' più basso, ma largamente maggioritario, e soprattutto anche tra le file del centrodestra.

Risultano relativamente modeste solo la percentuale di condivisione della vendita del carburante, che ottiene un 65 per cento, che scende al 55 per gli elettori di centrodestra e sale al 74 per quelli di centrosinistra, e l'abrogazione dell'obbligo della distanza minima tra più sale cinematografiche, un provvedimento condiviso solo dal 58 per cento degli intervistati. Evidentemente, suggeriscono gli esperti che hanno effettuato il sondaggio, tra le varie norme queste sono quelle rispetto alle quali gli italiani non ritengono trarranno un reale beneficio. Mentre solo il 40 per cento degli intervistati approva l'abrogazione dell'obbligo di iscrizione a ruolo alla Camera di Commercio degli agenti immobiliari. In questo caso, l'obbligo più che un inutile legaccio burocratico è chiaramente considerato dalla maggior parte degli intervistati una garanzia per tutti coloro che si affidano alla mediazione di un agente.

da www.repubblica.it



permalink | inviato da il 29/1/2007 alle 13:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
26 gennaio 2007
Sembra quasi la modernità.
“Lenzuolata” o “lenzuolino” che siano, queste nuove liberalizzazioni aprono una strada. Una strada per la modernizzazione del Paese. Il governo dà un segnale. Un segnale di cambiamento, un segnale di apertura.  La caduta dei costi fissi di ricarica pone fine a uno scandalo tutto italiano. Altrove è impensabile che aziende private possano istituire delle vere e proprie tasse, mascherate da voci di costo del tutto ingiustificate. Gas, Rc auto,  edicole, cinema, portabilità dei mutui: i provvedimenti sono tanti, il messaggio è uno. Non ci si può arricchire alle spalle dei cittadini. Il diritto torna ad essere la stella polare dell’economia.

Questo è un atto con il quale il governo riprende il suo feeling con i cittadini. Perché finalmente prova a cambiare la quotidianità; comincia a ridistribuire il reddito, a creare opportunità. Importantissimo è l’articolo del decreto che consente l’apertura di una nuova impresa in una settimana. Il governo tende la mano a alla creatività, all’intraprendenza. La burocrazia può scoraggiare molto ed è importante che lo stato riscopra la sua funzione di aiuto al cittadino. La nostra è un’economia che ha bisogno di impresa; ha bisogno di gente che vuole farcela per sé e gli altri, senza sperare in opere di assistenzialismo, ma con la voglia di mettersi in gioco.
Le liberalizzazioni piacciono soprattutto ai giovani, il ceto più debole della nostra società. Forse perché il problema più importante, per i giovani, è l’accesso al futuro. Manca la possibilità di autodeterminarsi, di scegliere la propria professione, la propria strada.
Ed è qui che aspettiamo il governo. Questi provvedimenti sono importanti, ma esistono ancora delle emergenze che riguardano la libera professione. Esistono delle rendite di posizione ereditarie in settori quali l’avvocatura, il notariato, il giornalismo, la medicina ed altri, che impediscono l’affermazione del merito e di una società giusta.

Bisogna rendere i concorsi meritevoli e arrivare a una ridefinizione in chiave di utilità sociale per alcuni mestieri. Perché non pensare alla figura di un notaio comunale, che assolva le stesse funzioni del notaio di oggi, ma a costi più accessibili per tutti? Sarebbe uno shock in un Paese come il nostro abolire gli ordini professionali, ma è una necessità almeno diminuirne il potere. E’ uno scandalo che molti praticanti lavorino per i propri avvocati senza remunerazione e aspettando un concorso gestito da baroni ai quali possono solo chiedere una raccomandazione. Merito, conoscenza, intraprendenza, trasparenza. Sono questi i criteri che devono guidare la liberalizzazione del mercato del lavoro. Tutto ciò passa da una nuova legge per il diritto allo studio, che garantisca pari opportunità e mobilità a tutti i giovani. C’è da dire che il governo ha già presentato in parlamento un disegno di legge sulla riforma delle professioni; tuttavia la commissione parlamentare competente lo ha già accantonato per altre fantomatiche priorità. I giovani vogliono dare credito a un governo dal quale hanno ricevuto un segnale importante. Ma ancor più importante sarà proseguire su questa strada con provvedimenti  più forti e coraggiosi, che liberino la società da privilegi ingiusti e rendite di posizione ereditarie.

Forse, la strada per la nuova Italia comincia dalla libertà dei giovani  e dei cittadini di essere ciò che vogliono.



permalink | inviato da il 26/1/2007 alle 17:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (28) | Versione per la stampa
25 gennaio 2007
Liberalizzare i giovani.
Invisibile. Lo è per forza una generazione che salirà al potere solo verso i 50 anni, quasi come Carlo d’Inghilterra. Ma non Peter Pan. No, non è eterna bambina, la generazione di chi oggi ha 20 o 30 anni. Rassegnata, disillusa. Ma non assopita.
Non è una generazione che non sogna. Vive in un Paese bloccato, che da sempre predilige il riciclo al rinnovamento. Il Paese dei “Grandi Vecchi”, senza il coraggio di investire sui suoi figli. Un’autorevole indagine della Caritas racconta di un rischio impoverimento per i giovani, non solo al primo impiego. Il 25% dei matrimoni è preceduto da un periodo di convivenza. Negli anni ’60, lo era solo il 6%. Non si tratta, però, di una rivoluzione dei costumi. Per quanto cresca l’interesse per forme di unione diverse dal matrimonio, molto spesso si tratta di una scelta obbligata da ragioni economiche, più che ideali. Oggi la strada che porta all’autonomia dalle proprie famiglie è un cammino tortuoso, privo di indicazioni e raramente illuminato da una meta certa.

E’ questo che manca: una meta. Non bastano più l’università, l’alta formazione o altri percorsi a garantire la certezza del lavoro e il diritto alla realizzazione personale. “Il pieno sviluppo della persona”, sancito dall’articolo 3 della Costituzione Italiana ¹, sta diventando la più onirica delle utopie; eppure è la missione autentica dello stato.  La liberalizzazione delle professioni ci ha fatto toccare con mano quanto sia difficile rinunciare a privilegi ereditari. Ma la vicenda di farmacisti e tassisti fa soltanto da cartina di tornasole ad un Paese pigro ed egoista, nel quale nessuno ha intenzione di mettersi in discussione. L’Italia divenne grande nel Dopoguerra, perché una generazione intera vide nel “posto fisso”, per quanto discutibile, un simbolo di riscatto sociale; una vera e propria meta. Con l’assunzione si aveva la percezione di avercela fatta. E si poteva cominciare a pensare a una casa, a una famiglia, al futuro.
Tutto questo oggi è rinviato a data da destinarsi. La precarietà non descrive pienamente una condizione che è di vera e propria inquietudine. Ma non è il posto fisso, che chiediamo. Occorre invertire la rotta e segnare una meta. E la risposta può essere la “liberalizzazione dei giovani”. Non solo nel mercato del lavoro, ma di tutto quello che essere giovani significa.
Liberalizzazione del merito. E’ questa la parola chiave del cambiamento e al tempo stesso la sfida che la società deve lanciare alla sua gioventù.

Realizzare il merito; tutti devono essere messi in condizione di farlo. Egualitarismo delle opportunità: sostegno al reddito, mobilità sociale. Fine del nepotismo. Fine del “calcio nel sedere” e del “lei non sa chi sono io”, quali criteri primi di selezione del personale. Liberalizzazione dei saperi e della conoscenza. Liberalizzazione della creatività, del coraggio di intraprendere, di progettare l’avvenire. Questa generazione può farcela. Non è vero che non ha un’anima.  E’ appena finita l’estate in cui oltre 3 milioni di giovani hanno partecipato a campi di lavoro di associazioni no profit. Forse, c’è una religione della solidarietà, che ci accomuna. E’ l’etica di una generazione globalizzata, che non contempla più nefandi propositi rivoluzionari. L’etica di una generazione che ha deposto simboli e bandiere ideologiche e non ha nessuna voglia di partecipare a venture guerre di religione. Generazione “Ikea”, generazione “low cost”: la chiamano così. Strano, però, che la più grande politica di redistribuzione del reddito per i giovani sia stata messa in campo dalla “Ryan Air”. Che è solo una compagnia aerea. Strano che i giovani siano completamente assenti dall’agenda politica di questa nazione. Ma è anche una “generazione molle”, viziata dai consumi, a volte troppo remissiva, adagiata su quello che ha già. Priva di stimoli per valorizzare i suoi talenti. Necessita di una scossa. La “liberalizzazione” potrebbe esserlo.
I giovani chiedono un’occasione. Chiedono al Paese il coraggio di cambiare. Di investire sul suo bene più prezioso. Di credere nel cammino virtuoso della vitalità giovanile. In Italia bisogna ricominciare ad immaginare. Immaginare il futuro del Paese, non dall’oggi al domani, ma da qui a 10, 20 anni. Capire la modernità. Pensare il futuro. Liberalizzare i giovani o aspettare che Carlo diventi re.



permalink | inviato da il 25/1/2007 alle 13:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (23) | Versione per la stampa
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