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liberidiessere
libertà vuol dire certezza nel futuro
26 gennaio 2007
Sembra quasi la modernità.
“Lenzuolata” o “lenzuolino” che siano, queste nuove liberalizzazioni aprono una strada. Una strada per la modernizzazione del Paese. Il governo dà un segnale. Un segnale di cambiamento, un segnale di apertura.  La caduta dei costi fissi di ricarica pone fine a uno scandalo tutto italiano. Altrove è impensabile che aziende private possano istituire delle vere e proprie tasse, mascherate da voci di costo del tutto ingiustificate. Gas, Rc auto,  edicole, cinema, portabilità dei mutui: i provvedimenti sono tanti, il messaggio è uno. Non ci si può arricchire alle spalle dei cittadini. Il diritto torna ad essere la stella polare dell’economia.

Questo è un atto con il quale il governo riprende il suo feeling con i cittadini. Perché finalmente prova a cambiare la quotidianità; comincia a ridistribuire il reddito, a creare opportunità. Importantissimo è l’articolo del decreto che consente l’apertura di una nuova impresa in una settimana. Il governo tende la mano a alla creatività, all’intraprendenza. La burocrazia può scoraggiare molto ed è importante che lo stato riscopra la sua funzione di aiuto al cittadino. La nostra è un’economia che ha bisogno di impresa; ha bisogno di gente che vuole farcela per sé e gli altri, senza sperare in opere di assistenzialismo, ma con la voglia di mettersi in gioco.
Le liberalizzazioni piacciono soprattutto ai giovani, il ceto più debole della nostra società. Forse perché il problema più importante, per i giovani, è l’accesso al futuro. Manca la possibilità di autodeterminarsi, di scegliere la propria professione, la propria strada.
Ed è qui che aspettiamo il governo. Questi provvedimenti sono importanti, ma esistono ancora delle emergenze che riguardano la libera professione. Esistono delle rendite di posizione ereditarie in settori quali l’avvocatura, il notariato, il giornalismo, la medicina ed altri, che impediscono l’affermazione del merito e di una società giusta.

Bisogna rendere i concorsi meritevoli e arrivare a una ridefinizione in chiave di utilità sociale per alcuni mestieri. Perché non pensare alla figura di un notaio comunale, che assolva le stesse funzioni del notaio di oggi, ma a costi più accessibili per tutti? Sarebbe uno shock in un Paese come il nostro abolire gli ordini professionali, ma è una necessità almeno diminuirne il potere. E’ uno scandalo che molti praticanti lavorino per i propri avvocati senza remunerazione e aspettando un concorso gestito da baroni ai quali possono solo chiedere una raccomandazione. Merito, conoscenza, intraprendenza, trasparenza. Sono questi i criteri che devono guidare la liberalizzazione del mercato del lavoro. Tutto ciò passa da una nuova legge per il diritto allo studio, che garantisca pari opportunità e mobilità a tutti i giovani. C’è da dire che il governo ha già presentato in parlamento un disegno di legge sulla riforma delle professioni; tuttavia la commissione parlamentare competente lo ha già accantonato per altre fantomatiche priorità. I giovani vogliono dare credito a un governo dal quale hanno ricevuto un segnale importante. Ma ancor più importante sarà proseguire su questa strada con provvedimenti  più forti e coraggiosi, che liberino la società da privilegi ingiusti e rendite di posizione ereditarie.

Forse, la strada per la nuova Italia comincia dalla libertà dei giovani  e dei cittadini di essere ciò che vogliono.



permalink | inviato da il 26/1/2007 alle 17:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (28) | Versione per la stampa
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